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venerdì 15 giugno 2012

COME INVECCHIARE VIENE REGISTRATO NEI NOSTRI GENI


Il grande segreto che i vecchi hanno in comune e’ che non si cambia per niente in realtà; il corpo cambia ma tu non cambi per niente. Da un punto di vista genetico c’è molta verità in questa frase perché, mentre noi invecchiamo, la sequenza del nostro DNA, che costituisce i nostri geni, resta la stessa; tuttavia recenti ricerche suggeriscono che ci siano anche sottili cambiamenti al nostro DNA mentre invecchiamo. Un paragone tra il DNA di un bambino appena nato con quello di un centenario mostra che il motivo di questi cambiamenti può anche essere importante ed essi possono spiegare anche perché i nostri rischi di cancro ed altre malattie possono aumentare quando invecchiamo.

Il DNA è composto di quattro blocchi componibili – adenina,citosina,timina e guanina - e la sequenza di questi nucleotidi entro un gene determina il tipo di proteina che viene prodotta. I geni possono essere accesi o spenti a piacere, e la regolazione dei geni spesso interessa quelli che sono chiamati meccanismi epigenetici nei quali avvengono le alterazioni chimiche al DNA; uno dei più comuni di questi cambi epigenetici interessa un gruppo metile – un atomo di carbonio e tre di idrogeno – vincolato ad un nucleotide, in genere la citosina. In generale questo collegamento si chiama metilazione ed è ciò che spegne il gene in questione.

Recenti ricerche suggeriscono che cambiamenti nella metilazione della composizione del DNA quando una persona invecchia possono contribuire ad alcune malattie mentre invecchiamo, compreso il cancro. Per avere una migliore idea di come le sequenze di metilazione cambino con l’età diamo un’occhiata ad un neonato maschio e ad un uomo di 103 anni. E’ stato estratto del DNA dai globuli bianchi dell’anziano e dal cordone ombelicale del neonato e determinata la sequenza della metilazione usando una tecnica abbastanza nuova chiamata sequenza di bisolfito del genoma, con cui il DNA viene messo in contatto con la soluzione chimica bisolfito di sodio, che non ha alcun effetto sulla citosina che ha collegati i gruppi metile, ma tramuta le citosine non metilate in un altro nucleotide detto uracile.

Il risultato è una mappa epigenetica che mostra esattamente quali siti del DNA siano stati metilati e quali non. Ebbene si è riscontrato un aumentato numero di citosine metilate nel neonato che non nell’ultra centenario (80.5 % contro 73 %). Per verificare una via di mezzo è stato anche effettuato un test su un 26enne che ha dato un livello intermedio (76%). Ebbene sono state identificate circa 18.000 regioni dove il genoma è stato modificato, interessando molti tipi di geni e più di un terzo hanno interessato geni che sono stati collegati a rischio cancro ed in più nell’ultra centenario l’87% ha interessato la perdita del gruppo metile, mentre solo il 13% la acquisizione di uno.

Infine per ampliare e confermare la ricerca si è studiata la sequenza di metilazione di 19 neonati e 19 persone tra gli 89 ed i 100 anni ed anche questa ricerca ha confermato che le persone anziane hanno un più basso ammontare di citosina metilata dei neonati.

La metilazione diminuisce col tempo e la perdita di gruppi metili, che accendono i geni, spesso avviene in geni che aumentano i rischi di infezioni e diabete, quando sono accesi in maturità; di contro il piccolo numero di geni nell’ultracentenario, che aveva alto numero di livelli di metilazione, spesso sono quelli che devono essere mantenuti attivi per la protezione dal cancro.

Si può dire che la sequenza del DNA sia l’hardware del genoma, mentre i cambi epigenetici ne siano il software e come risultato dell’età e dell’esposizione all’ambiente questo software accumula degli errori i quali possono causare il cancro ed altre malattie degenerative.

Autore: R. D'Ancona © RIPRODUZIONE RISERVATA

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